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NoDol capsule

E' un integratore alimentare a base di Glucosammina, Condroitina, MSM, Manganese, Artiglio del diavolo, Aloe Barbadensis, utili per la flessibilità articolare.
Indicazioni:
La Glucosamina, la Condroitina e l'Artiglio del diavolo risultano utili per favorire la flessibilità e la mobilità articolare. 
Il Manganese contribuisce alla normale formazione di tessuti connettivi ed al mantenimento di ossa normali.
L' Aloe Vera risulta utile per la sua azione antiossidante e per proteggere le cellule dai radicali liberi.

Confezione:

60 capsule in blister.

Modo d'uso:

si consiglia l'assunzione di 2 capsule al giorno con abbondante acqua

Meccanismo d'azione:

La glucosamina e il condritin solfato vengono utilizzati per la crescita e il buon mantenimento delle cartilagini, della capsula articolare, di tendini e altri tessuti connettivi. 
Contribuiscono inoltre al mantenimento del liquido sinoviale. 
La glucosamina è uno zucchero amminico e uno dei principali precursori della sintesi delle proteine glicosilate e dei lipidi.
La glucosamina prodotta dal nostro corpo può essere integrata con della glucosamina aggiuntiva sotto forma di integratori alimentari.
Frenano l’assottigliamento della cartilagine in articolazioni come il ginocchio e l’anca ma anche le altre articolazioni ne traggono beneficio.
Contribuiscono alla formazione di cartilagine sana.
Migliorano la lubrificazione delle giunture e rendeno perció le articolazioni piú agili.
Non ha gravi effetti collaterali al contrario di molti antidolorifici o antinfiammatori.

Le articolazioni sono circondate da liquido e dalla cartilagine, che servono per proteggerle dagli urti. In alcuni pazienti affetti dall’osteoartrite la cartilagine si assottiglia e può finire per lacerarsi: l’articolazione quindi fa attrito, inizia a far male e si irrigidisce. 
I ricercatori ritengono che gli integratori di glucosamina e condroitin solfato possano essere utili per aumentare la consistenza della cartilagine e del liquido che circondano l’articolazione.
Da questo consegue che la terapia  e' piu' utile quando nell'articolazione lesionata sono presenti ancora cellule vitali che possono assorbire i principi attivi.
Cioe' la terapia andrebbe iniziata il prima possibile una volta diagnosticata una degenerazione articolare.
Una preoccupazione è che il supplemento di glucosamina potrebbe contribuire al diabete interferendo con la normale regolazione della sintesi di esosammina, ma parecchie ricerche non hanno evidenziato ciò. In USA si stanno conducendo studi sull'impiego di glucosamina negli obesi, poiché essi possono essere particolarmente sensibili agli effetti sull'insulino-resistenza.
l solfato di condroitina è un glicosaminoglicano (GAG) solfato, composto da una catena alternata di zuccheri (N-acetilgalattosamina e acido glucuronico). 
Si trova normalmente associata a proteine, a formare un proteoglicano.
Una catena di condroitina può avere oltre 100 zuccheri, ognuno dei quali può legare ioni solfato in posizione e quantità variabile.
Il solfato di condroitina è un importante componente strutturale della cartilagine, dandogli la quasi totalità della resistenza alla compressione.
Il tessuto cartilagineo è un tessuto connettivo di sostegno specializzato.
È costituito da cellule dette condrociti, immerse in un'abbondante sostanza amorfa intercellulare, da essi stessi sintetizzata, formata da fibre collagene e da una matrice amorfa gelatinosa.
Le principali caratteristiche di questo tessuto sono la solidità, la flessibilità e la capacità di deformarsi limitatamente.
La cartilagine forma l'abbozzo per la maggior parte delle ossa dello scheletro umano, nonché nelle metafisi durante l'accrescimento corporeo (cartilagine di coniugazione), le quali successivamente verranno mineralizzate e sostituite da tessuto osseo
. Nell'adulto la cartilagine permane in corrispondenza delle superfici articolari, nei dischi intervertebrali, nello scheletro del padiglione dell'orecchio esterno, partecipa alla formazione della trachea e dei bronchi, nella sinfisi pubica e nei menischi. Si forma inoltre in seguito a fratture in qualsiasi fase della vita.
In tutte le zone in cui è localizzata, fatta eccezione per le superfici articolari, la cartilagine è rivestita da un involucro costituito da tessuto connettivo denso fibroso detto pericondrio
. La cartilagine non è vascolarizzata e non è innervata, la diffusione avviene invece attraverso la matrice.
Le cartilagini vengono classificate in base alla quantità e alla costituzione della sostanza amorfa e in base alle fibre in essa presenti.
Si distinguono perciò tre tipi di cartilagine:
Cartilagine ialina
Cartilagine fibrosa
Cartilagine elastica
 
Derivazione embriologica:
 
La cartilagine ialina inizia la sua formazione durante la quinta settimana di sviluppo embrionale, a partire dal mesenchima differenziatosi del mesoderma. 
Le cellule mesenchimali per differenziarsi in condroblasti subiscono modificazioni morfologiche quali la scomparsa dei loro prolungamenti citoplasmatici e la trasformazione in cellule più tondeggianti.
Le modificazioni vengono subite da gruppi di cellule mesenchimali e ogni nuovo gruppo in fase di differenziazione viene detto centro di condrificazione o blastema protocondrale. 
Quando le cellule dei centri di condrificazione iniziano a secernere una matrice di composizione simile a quella che formerà la cartilagine definitiva e a sintetizzarne le fibre collagene, possono essere identificate come condroblasti.
Le cellule mesenchimali durante la differenziazione arricchiscono il proprio corredo di organelli, essendo cellule in attiva proliferazione e biosintesi, per cui si formano nuovi ribosomi, cisterne di reticolo endoplasmatico rugoso (RER), si espande l'apparato di Golgi.
I fattori di differenziazione cartilaginei che intervengono nella regolazione dell'evento sono SOX9 e omeoproteina-1. Mano a mano che i condroblasti secernono la matrice cartilaginea si allontanano fra loro e rimangono intrappolati nelle lacune. Quando l'attività biosintetica del condroblasto diminuisce esso può essere identificato come condrocita.
Mentre i condroblasti secernono la matrice, il mesenchima non differenziato circonda l'intera struttura in formazione e costituisce il pericondrio, che è formato da cellule staminali unipotenti, dette cellule condroprogenitrici o condrogeniche.
Da questo punto in poi l'accrescimento cartilagineo può avvenire con due processi:
Accrescimento interstiziale: consiste semplicemente nella proliferazione dei condroblasti, che secernono continuamente matrice cartilaginea finché non ne sono circondati e immobilizzati, diventando quindi condrociti.
La proliferazione dei condroblasti è regolata da numerosi fattori tra i quali bFGF, TGF-ß, IGF-1, IGF-2.
Accrescimento per apposizione: in questo caso le cellule condroprogenitrici del pericondrio si staccano da esso e si differenziano in condroblasti che secernono matrice cartilaginea. 
La differenziazione è regolata dalle BMP (bone morphogenetic proteins).
La cartilagine fibrosa si origina con un processo sostanzialmente simile a quello della cartilagine ialina, con la differenza che le cellule mesenchimali si differenziano prima in fibroblasti, che sintetizzano fibre collagene di tipo I e non di tipo II e in misura nettamente maggiore, dopodiché si differenziano in condroblasti che iniziano a secernere la matrice cartilaginea. Non si riscontra la migrazione delle cellule mesenchimali a formare il pericondrio.
La cartilagine elastica si origina a partire dalla cartilagine ialina, che in questo caso sintetizza prevalentemente molecole di tropoelastina che si associano a formare elastina, la quale poi si aggrega alla fibrillina per formare le fibre elastiche. Non subisce quasi mai calcificazione.
Cartilagine ialina [modifica]
La cartilagine ialina è la varietà più diffusa di cartilagine. 
A fresco ha l'aspetto di una sostanza molto viscosa di colore bianco, traslucido ed opalescente che permette il passaggio dei metaboliti, i quali a loro volta nutrono i condrociti.
È una cartilagine piuttosto elastica e con grande resistenza alla compressione. Le sue cellule sono i condroblasti, i condrociti e i condroclasti, che sono collocati in cavità della sostanza amorfa dette lacune, le quali si originano per l'attività secernente dei condroblasti, infatti queste cellule secernendo i componenti della matrice circostante ne restano inglobati. 
Una lacuna può contenere uno o più condrociti, in quest'ultimo caso ci si riferisce all'aggregato cellulare con il termine di gruppo isogeno. Quando due condroblasti si dividono, il solco di segmentazione è perpendicolare all'asse maggiore dell'osso, per cui le cellule appaiono disposte in cordoni paralleli. 
Quest'area viene definita cartilagine seriata. Nella cartilagine è possibile distinguere tre zone strutturalmente differenti.
Zona radiata: è la parte più interna della cartilagine, qui i condroblasti sono distribuiti in gruppi isogeni ed hanno forma tondeggiante od ovoidale, sono inoltre immersi in un'abbondante matrice.
Zona intermedia: è la parte centrale della cartilagine, possiede cellule tondeggianti non aggregate in gruppi isogeni.
Zona tangenziale: è la parte superficiale della cartilagine, qui le cellule sono appiattite a causa delle compressioni, le lacune sono più vicine tra loro, con una matrice conseguentemente meno abbondante.
I condroblasti sono cellule in attiva proliferazione, di conseguenza nel citoplasma, intensamente basofilo, sono numerosi i mitocondri, così come le cisterne di reticolo endoplasmatico rugoso (RER), i ribosomi liberi; molto esteso l'apparato di Golgi. Spesso sono presenti abbondanti granuli di glicogeno, che i condroblasti assumono diventando ipertrofici durante il processo di ossificazione, vacuoli chiari contenenti granuli elettrondensi positivi alle colorazioni per glicosaminoglicani e strutturalmente molto simili ai granuli della matrice, nonché altri vacuoli contenenti un materiale più finemente granulare. 
I condrociti, che sono condroblasti "quiescienti", possiedono una minor basofilia citoplasmatica e un corredo di organuli meno sviluppato. 
Sia i condroblasti che i condrociti secernono i componenti della matrice cartilaginea, come glicosaminoglicani (acido ialuronico, condroitin-solfato, chetaran-solfato) spesso già aggregati in proteoglicani nei granuli, tropocollagene, fibronectina, laminina.
Per questa ragione sono funzionalmente associabili ai fibroblasti dei tessuti connettivi propriamente detti.
La matrice cartilaginea è prevalentemente formata da fibre collagene (50% del peso a secco) e da proteoglicani (25-40% del peso a secco), una struttura qualitativamente simile a quella del connettivo propriamente detto, a cui l'accomuna anche l'elevata idratazione di cui sono responsabili i glicosaminoglicani. 
Essa è intensamente basofila, ma non presenta una colorazione uniforme. Infatti sono distinguibili due aree cromaticamente differenti che informano sulla diversa distribuzione delle molecole che la compongono:
Matrice territoriale: è l'area che circonda ogni gruppo isogeno, intensamente basofila, costituita perlopiù da proteoglicani rispetto alle fibre collagene, si colora inoltre metacromaticamente a causa dei glicosaminoglicani. 
La striscia di matrice che circonda una lacuna cartilaginea è perfino più basofila del resto della matrice territoriale e viene definita impropriamente "capsula".
Al microscopio elettronico è possibile individuare nella matrice dei granuli del diametro di 10-40 nm, detti granuli della matrice e costituiti da aggregati proteoglicanici.
Possono essere associati alle fibrille oppure dispersi tra queste. Il più importante proteoglicano qui rappresentato è l'aggrecano, che è distribuito in particolare nelle zone interne della cartilagine, mentre nelle zone esterne sono prevalenti la decorina e il ß-glicano. Altri importanti proteoglicani a minore diffusione sono il versicano, che si aggrega all'acido ialuronico e il lumicano, che determina lo spessore delle fibre collagene. 
Durante la vita embrionale il glicosaminoglicano preponderante nella formazione dei proteoglicani è il condroitin-solfato, mentre man mano che si passa all'età adulta diventa prevalente il chetaran-solfato.
Matrice interterritoriale: è l'area interposta tra i gruppi isogeni, confinante con la matrice territoriale e mai con i condroblasti, qui le fibrille collagene predominano sulla componente proteoglicanica e la basofilia è inferiore, talvolta sono regioni debolmente acidofile.
Il collagene rappresentato nella matrice cartilaginea è di tipo II e non è stipato in fasci; le fibrille più spesse (circa 70 nm) si riscontrano nelle zone più interne della cartilagine (zona radiata), mentre le più sottili (10-30 nm) si riscontrano in quelle più superficiali (zona tangenziale).
Al collagene di tipo II si uniscono i collageni associati a fibrille di tipo IX e XI. Normalmente le fibre collagene non sono distinguibili al microscopio ottico nei preparati di cartilagine, ma devono essere evidenziate con speciali colorazioni e trattamenti oppure esaminate al microscopio elettronico.
La matrice è inoltre PAS-positiva (ne sono responsabili le glicoproteine), si colora con azzurro A, con il metodo Alcian blu e con il blu di toluidina. La cartilagine ialina costituisce l'abbozzo della maggior parte delle ossa, riveste le superfici articolari, forma la trachea, la laringe e i bronchi, nonché la cartilagine del naso e delle coste.
Cartilagine fibrosa:
La cartilagine fibrosa può essere considerata una forma intermedia tra un tessuto connettivo denso e la cartilagine ialina, con il primo tipo di tessuto ha in comune la presenza di spessi fasci di fibre collagene di tipo I, con il secondo la matrice cartilaginea, che tuttavia risulta piuttosto scarsa. 
Dal momento che le fibre collagene sono prevalenti si tratta di una cartilagine acidofila, che assume quindi coloranti acidi come il blu di bromofenolo. 
Le fibre collagene raggiungono lo spessore di 50-80 nm. 
Le cellule sono poche, disperse tra le fibre collagene o caratteristicamente allineate, sono circondate dalla matrice territoriale, scarsa invece quella interterritoriale.
A differenza della cartilagine ialina, quella fibrosa non possiede pericondrio.
Poiché possiede tratti comuni sia al connettivo propriamente detto che alla cartilagine non si tratta quasi mai di un tessuto "a sé stante", ma continuo con entrambi, come si può riscontrare analizzando le inserzioni tendinee sulla cartilagine delle ossa; la cartilagine fibrosa inizia dove il tessuto connettivo denso inizia ad avere un'apprezzabile quantità di matrice interposta tra le fibre collagene. 
La cartilagine fibrosa è la costituente dell'anello fibroso dei dischi intervertebrali, della sinfisi pubica, delle zone di inserzione tra tendini e osso, dei menischi.
Cartilagine elastica:
La cartilagine elastica ha un colore giallastro, dovuto alla presenza delle fibre elastiche (che sono anche definite fibre gialle) ed è opaca a differenza della cartilagine ialina. 
Come informa il suo nome, è la tipologia di cartilagine più elastica e flessibile, ciò è dovuto ad una prevalenza della componente fibrosa rispetto a quella della matrice cartilaginea. 
Le fibre hanno struttura simile al connettivo denso elastico, per cui si ramificano in molte direzioni, non si aggregano in fasci, ma sono talmente dense da rendere invisibile la sostanza amorfa sottostante.
La densità delle fibre è progressiva, maggiore nelle parti interne, minore in quelle esterne
. Possiede pericondrio, così come la cartilagine ialina. Si colora con l'azzurro A e con i metodi specifici per elastina e fibrillina. Forma il padiglione auricolare, la tuba uditiva e l'epiglottide.
 
Bibliografia:
 S. Adamo, P. Carinci, M. Molinaro, G. Siracusa, M. Stefanini, E. Ziparo (a cura di), Istologia di V. Monesi. Piccin Editore, 5ª edizione, ISBN 88-299-1639-0
 
Liquido sinoviale:
 
 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il liquido sinoviale, che riempie la cavità articolare è il prodotto della membrana sinoviale vascolarizzata che secerne il liquido per filtrazione del plasma.
 
 La soluzione sinoviale è composta da acqua, acido ialuronico, glicoproteine e ioni. 
Ha aspetto viscoso e colore chiaro.
 
Utilita':
 Nutre i tessuti avascolarizzati e lubrifica le giunzioni articolari (la viscosità della sinovia è data dall'acido ialuronico disciolto nel plasma).
Patologia:
 La membrana che produce il liquido sinoviale è soggetta ad infiammazioni, chiamate sinoviti, che colpiscono spesso l'articolazione del ginocchio.
 
Bibliografia:
 Douglas M. Anderson; A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004. ISBN 88-299-1716-8
 
In un'articolazione, la membrana sinoviale:
è una membrana connettivale sottile che riveste internamente la capsula articolare e la parte articolare dell'osso.
È formata da uno strato di cellule endoteliali poste su un tessuto connettivo fibroso. 
Riveste anche i legamenti interarticolari e i tendini.
Contiene la sinovia, un liquido filamentoso, prodotto in parte dalla membrana stessa, che serve a lubrificare le articolazioni, mentre le frange sinoviali sono delle pieghe formate dalla membrana nelle articolazioni.
In caso di traumi alle articolazioni si può assistere ad una esagerata accumulazione del liquido sinoviale, che comporta tumefazione e dolore.
Le patologie infiammatorie della membrana sinoviale sono genericamente indicate come sinovite. 
Una dei maggiori esiti di queste infiammazioni è l'artrite reumatoide.
Nella sinovite villonodulare pigmentosa vi è invece una proliferazione tumorale o pseudo-tale degli elementi cellulari della membrana sinoviale.
Douglas M. Anderson; A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 
 
Tendine:
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Si definisce tendine la formazione di natura connettivale fibrosa, dal colorito madreperlaceo, che permette ai muscoli di fissare le proprie estremità ad un osso od al derma (es. muscolatura della mimica facciale) consentendo all’apparato contrattile di svolgere le sue funzioni
. In caso di lesioni tendinee gravi, che comportano una totale o quasi rottura del tendine, si ha la perdita del movimento generato dal muscolo interessato (es. rottura del Tendine di Achille con impossibilità di eseguire una flessione plantare della caviglia).
 
Strutture annesse al tendine:
 
Per preservare l’integrità dei tendini, durante il movimento dei segmenti ossei dettato dai muscoli, il corpo umano dispone di particolari tessuti molli, le guaina tendinea, che li rivestono lungo il loro decorso. 
Le guaine hanno dunque una funzione protettiva impedendo lo sfregamento ed il conseguente deterioramento nel corso del tempo, del tendine sulle superfici ossee, dovuto all’attrito tra i due corpi. 
Oltre alla protezione, le guaine assicurano un incremento della performance muscolare poiché migliorano la capacità di scivolamento dei tendini. 
Oltre alle patologie del tendine, che verranno accennate di seguito, le stesse guaine tendinee, trattandosi di membrane sinoviali a tutti gli effetti, possono andare incontro a flogosi che comprometteranno il corretto svolgimento delle attività muscolari.
 
Proprietà biochimiche e biomeccaniche:
 La natura connettivale fibrosa dei tendini permette di classificarli all’interno dei tessuti molli non contrattili. 
Trattandosi di tessuto connettivo sarà costituito da matrice extracellulare e fibre. I tendini sono specializzati nel resistere alle forze di trazione e in particolar modo alla tensione generate dall’azione muscolare. 
Questa specializzazione influisce in maniera marcata nella composizione del tessuto. Il collagene di tipo I (unione di molecole di tropocollagene e fase finale della maturazione del collagene di tipo III) andrà a ricoprire la quasi totalità delle fibre del tessuto che si disporranno parallelamente tra loro per aumentare la resistenza ai carichi di tensione; una disposizione casuale delle fibre ridurrebbe questa qualità.
L’intensità del legame covalente tra le fibre rappresenta un altro fattore determinante nella stabilità biomeccanica del tessuto. Oltre al collagene ma in minor quantità, nei tendini si trova anche l’elastina ovvero una fibra proteica dotata di grandi proprietà elastiche. La matrice extracellulare sarà composta soprattutto da proteoglicano e glicoproteina con il compito di consolidare la struttura fibrosa e di richiamare acqua per idratare il tessuto. 
Una composizione di questo tipo permette ai tendini di avere un rapporto sforzo/deformazione 98 volte inferiore al cemento armato e uno sforzo al quale il tendine si frattura solo 15 volte inferiore all’acciaio.
L’aumentare dell’età del soggetto come l’immobilità, l’inattività o l’utilizzo di corticosteroidi colpiscono principalmente il numero di fibre di collagene di tipo I riducendolo e stravolgono la normale distribuzione parallela delle fibre. 
Il risultato finale sarà una riduzione delle qualità del tessuto che esporrà il soggetto ad un maggior rischio di lesioni, strappi e rotture tendinee.
 
Patologie del tendine.
 Anche il tendine, come molti altri tessuti del nostro organismo, se esposto per lunghi periodi a carichi e stress lavorativi che non è in grado di sopportare, può andare incontro a processi flogistici di varia natura. I più importanti sono rappresentati dalla tendinite (es. tendinite rotulea, achillea, ecc..) e dalla tenosinovite (fenomeno nel quale, oltre al tendine, viene interessata nell’infiammazione anche la sinovia tendinea).
La tendinosi è una degenerazione del tessuto tendineo dovuta a fattori lesivi che si perpetuano nel tempo.
 
Bibliografia:
 L'esercizio terapeutico - Principi e tecniche di rieducazione funzionale - Piccin
La riabilitazione in ortopedia - Brotzman S.B., Wilk K.E. - Elsevier
 
 
 
 
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